Quaresima 2019: lettera aperta dei sacerdoti

La Quaresima, com'è noto, prende avvio con l'antico rito delle Statio, lo stare dinanzi al Signore in lode. Nell'antica tradizione delle stationes romanae quaresimali, attestate sin dal V secolo, i fedeli si radunavano presso le "memorie" dei Martiri o le antiche parrocchie, i tituli.

Foto di Lucrezia SecondoAttraverso le stazioni quaresimali si rinsaldava il vincolo tra la comunità e il pastore. Ai fedeli si richiedeva l'atteggiamento tipico di questo periodo di conversione: la vigilanza, la preghiera e la penitenza unite alle opere di carità e misericordia. Con la Statio quaresimale che questa sera, alle ore 18:00, avrà luogo nella chiesa di San Leone Magno, guidata dal vescovo della Diocesi di Conversano-Monopoli monsignor Giuseppe Favale, anche i fedeli castellanesi onoreranno questo antico rito. Nell'occasione, è stata redatta una lettera ai fedeli per la Quaresima 2019 da parte dei sacerdoti castellanesi.

Ve la proponiamo.

 

Carissimi,

il Tempo di Quaresima che da qualche giorno abbiamo iniziato è un’occasione propizia che anche quest’anno ci è data per ritornare alle origini della nostra vita cristiana per poter confermare con più viva consapevolezza la nostra fede in Gesù Cristo morto e risorto.

Papa Francesco nel suo messaggio annuale ci ricorda che la “quaresima” del Figlio di Dio è stata un entrare nel deserto del creato per farlo tornare ad essere quel giardino della comunione con Dio che era prima del peccato delle origini (cfr Mc1,12-13; Is 51,3). La nostra Quaresima sia un ripercorrere lo stesso cammino, per portare la speranza di Cristo anche alla creazione, che «sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio» (Rm 8,21).

Il digiuno, l’elemosina e la preghiera sono i segni o meglio le pratiche che la Chiesa ci suggerisce per vivere la quaresima come tempo di grazia e di guarigione dello spirito. Come comunità ecclesiale di Castellana Grotte vogliamo essere in questo tempo segno vivo e concreto per toccare le tante aridità che caratterizzano il nostro territorio in modo particolare il deserto della malattia; per far sentire la presenza del Signore Gesù che è venuto “perché tutti abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10). Siamo certi che l’uomo sofferente è un “soggetto attivo e responsabile dell’opera di evangelizzazione e di salvezza”; difatti è doveroso passare da una concezione che intende il malato come oggetto di cure a una che lo rende soggetto responsabile della costruzione della comunità di fede. Questo dice il nostro voler valorizzare la presenza degli ammalati, della loro testimonianza nella Chiesa e dell’apporto specifico che essi possono dare alla salvezza del mondo. Per questo le nostre comunità parrocchiali in tutte le loro membra, devono sempre più aprirsi all’accoglienza - non solo con i ministri straordinari della Comunione che ringraziamo per il lodevole servizio - e far sentire la vicinanza di Cristo che perdona, santifica e salva.

Per noi sacerdoti è doveroso raccomandare a tutti la visita agli ammalati, quale opera di misericordia che aiuta a crescere umanamente e soprattutto nella fede.

Particolare valore e significato acquista la celebrazione del sacramento dell’Unzione degli Infermi, istituito da Cristo “medico del corpo e dello spirito”. L’apostolo Giacomo scrive: «Chi è malato, chiami a sé i presbiteri della Chiesa e preghino su di lui, dopo averlo unto con olio, nel nome del Signore. E la preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo rialzerà e se ha commesso peccati, gli saranno perdonati» (Gc 5, 14-15). Dunque il sacramento della Unzione degli infermi che rientra nelle sollecitudini di tutta la Chiesa, lo vivono non soltanto coloro che si trovano in estremo pericolo di vita, ma si ricorda che il tempo opportuno per riceverlo ha già inizio quando il fedele, per malattia o per vecchiaia, comincia a essere in pericolo di morte.

Pertanto se conversione significa fare ritorno a Dio con cuore rinnovato (cf. Gl 2,12), noi vorremmo vivere il cammino quaresimale in questo impegno a ritrovare la nostra vera dimensione umana, aprendoci alla sofferenza e al dolore di tutti… soprattutto dei più deboli nel corpo e nello spirito. Che Gesù, nostro Fratello e Signore, sostenga il nostro cammino verso la sua Pasqua.”

Buona Quaresima

 

I sacerdoti di Castellana-Grotte


(Monsignor Giuseppe Favale - foto di Ezia Secondo)

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