Oltre il melodramma al Festival della Valle d'Itria con la XIV sinfonia op. 135 di Dmitrij Šostakovič.
Venerdì I agosto, infatti, proposta, nel cinquantesimo anniversario della morte, la celebre opera del compositore russo divisa in undici movimenti, per 4 blocchi. Unico il tema, quello della morte, declinato attraverso le parole di celebri autori tradotte in russo. Ritmica varia, dalla sequenza medievale del "Dies Irae" alle castagnette popolari, dagli archi alle percussioni, in un saliscendi di emozioni differenti.
Dalla morte degli amanti amati, seppelliti in una landa desolata nel ''De profundis" di Lorca, all'Allegretto di ''Malagueña'' che vede una bailaora danzare in una taverna, alla triste vicenda di ''Loreley'', dalla ballata di Brentano tradotta da Apollinaire, culminata nel suicidio della bella incantatrice dagli occhi di cielo, a ''Il suicidio'' di Apollinaire, una donna che vede tre gigli spuntare dal suo cadavere, dal cuore, dalla bocca e dalla ferita procurata, a ''In guardia'' di Apollinaire, poemi inviati dal fronte a Louise de Coligny-Châtillon, nei quali una donna vuol concedersi a un soldato destinato a morire e un'altra ha perduto il cuore in una trincea.
Poi, ancora Apollinaire ne ''In prigione la Santé'', nel parallelo tra il carcere e la morte, e ne "La risposta dei cosacchi di Zaporižžja al sultano di Costantinopoli, condanna della violenza e della guerra.
Il brano "O, Del'vig, Del'vig!", invece, del poeta decabrista Wilhelm Küchelbecker, commemora un giovane poeta morto. Si chiude con il meraviglioso Rainer Maria Rilke de "La morte del poeta" e "Conclusione". La morte, onnipotente, vince, è accanto a noi sin dal momento in cui nasciamo, non possiamo sfuggirle, ''ecco perché bisogna vivere nell'onestà, nella nobiltà e nella bontà", dichiara il celebre compositore. Dall'Andalusia, al Reno, a Pietroburgo, ''il fatto è che l'immortalità non è ancora stata inventata e questa fine inevitabilmente aspetta ognuno di noi'', chiosa.
Da agnostico, la morte viene vista come la conclusione, la chiusura del sipario, piuttosto che l'attesa escatologica della vita eterna. ''Persino i Requiem di Verdi e Brahms, privi di una funzione liturgica, offrono una speranza che, invece, in Šostakovič non traspare'', spiega il direttore musicale del Festival Fabio Luisi, inappuntabile guida dei giovani virgulti dell’Orchestra dell’Accademia Teatro alla Scala.
Accanto al tema della morte emerge, però, anche la critica alla tirannia, alla violenza e all'ingiustizia. Pur aderendo al realismo socialista, infatti, Šostakovič non risparmia accenti dissonanti rispetto alle istanze del regime. Eseguita per la prima volta nel 1969, Šostakovič dedicò questa sua penultima sinfonia al suo amico e collega Benjamin Britten. E, scelta non casuale, nel cartellone di questa cinquantunesima edizione della prestigiosa manifestazione martinese compare proprio, in prima assoluta nazionale'', l'opera di Benjamin Britten "Owen Wingrave". E fu lo stesso Britten, peraltro, a dirigere nel 1970 la prima esecuzione in Gran Bretagna dell'opera sinfonica.
È il meraviglioso, dialogico rimando dell'arte, che supera barriere temporali, frontiere politiche e confini culturali.
Affidate alla soprano drammatico russa Lidia Fridman e al basso Adolfo Corrado, già l'Orbazzano del Tancredi di Rossini - le liriche, splendide voci ricche di passione a proprio agio nelle partiture non agevoli del compositore sovietico.
(Foto di Clarissa Rapolla)




