Riceviamo dalla Caritas della zona pastorale di Castellana-Grotte promemoria per la raccolta straordinaria di beni di prima necessità che si terrà sabato 9 e
domenica 10 aprile nelle quattro parrocchie e al Santuario Madonna della Vetrana e un invito alla riflessione che parte da alcune suggestioni che il
Santo Padre ha offerto durante la conferenza per i cinquant'anni della Caritas Italiana.
"Quando il nostro cuore, la nostra coscienza, guardando il povero, i poveri, non si inquieta, dovremmo fermarci perché qualcosa non sta funzionando".
"Se non percorriamo la via degli ultimi finiremo solo per giudicarli sui soliti luoghi comuni, ma sappiamo che dove c’è giudizio o pregiudizio, non c’è carità".
"I poveri mettono il dito nella piaga delle nostre contraddizioni e inquietano la nostra coscienza in modo salutare, invitandoci al cambiamento".
Al contrario, ci può succedere, storditi dalla frenesia delle nostre cose, ammorbati dalle nostre piccole o grandi difficoltà o intorpiditi da una vita che scorre per noi regolarmente, di selezionare i “nostri” poveri e di scegliere quelli che non ci interrogano, quelli conformi al nostro punto di vista.
I bambini affamati o che scappano dalla guerra sono poveri agli occhi di tutti, ma per gli adulti cominciamo a fare le “dovute” distinzioni. I poveri che scegliamo devono indossare robe molto umili, meglio se consumate o strappate, devono essere possibilmente non curati nell’aspetto, se hanno uno smartphone deve essere vecchio di almeno cinque anni e comunque non iPhone, se posseggono una macchina deve essere scassata, devono vivere in una casa poco confortevole, non devono avere vizi, non devono assolutamente possedere animali domestici ecc. Poi devono sempre accettare l’elemosina ed essere riconoscenti e devono accettare tutti i lavori anche sottopagati; non devono essere arrabbiati, delusi, depressi, inconcludenti, non devono avanzare pretese o dimostrarsi in alcune occasioni eccessivamente contenti, altrimenti potrebbero indisporre i “benefattori”.
Queste considerazioni, purtroppo, sono frutto del “chiacchiericcio” che alle volte arriva alle nostre orecchie da parte di chi guarda la fila o pensa di conoscere le persone che vengono a ritirare le provviste dei beni di prima necessità dalla dispensa della Caritas zonale.
Servirebbe avere più tempo e più energie per rispondere a ognuna di queste maldicenze e per poter spiegare, situazione per situazione, come se la stanno passando coloro che hanno avuto la necessità ed il coraggio di riconoscere e di ammettere le proprie difficolta ed i propri fallimenti e di chiedere aiuto.
Potremmo raccontare dell’ uomo separato che non riesce a pagare le spese per se e il mantenimento per i propri figli, della donna che si è dovuta occupare della casa e dei figli e poi è stata lasciata dal marito o dal compagno “nullatenente”, della famiglia che ha sognato e ha investito tutto nel periodo sbagliato, delle persone che sono sempre riuscite a tirare avanti con piccoli lavori in nero che ora non trovano più, delle persone a cui non è mai stata data una chance o che non sono mai riuscite a coglierla, di quelli che subito dopo aver stipulato un mutuo per la casa o aver acquistato una macchina a rate hanno perso il lavoro, di tanti che o comprano da mangiare o pagano le bollette o acquistano le medicine costose e indispensabili per curarsi, delle persone che a causa della pandemia hanno perso lavoro e sicurezze, di coloro che sono arrivati in Italia per fuggire da qualcosa o per aiutare le famiglie lontane ma non si sono o non sono mai stati integrati, di quelle che non possono richiedere sussidi perché hanno un ISEE alto a causa della casa di proprietà che però gli è stata pignorata e a cui sono stati posti i sigilli, di quelli a cui nessuno dà fiducia fittando la propria seconda o terza casa vuota da anni, dei reietti della società che a furia di essere considerati così si sono convinti
anche loro di esserlo veramente e si sono arresi, di quelli che per vergogna di mostrarsi perdenti e di essere giudicati sono diventati invisibili…
Sempre papa Francesco ci dice: "È bello allargare i sentieri della carità, sempre tenendo fisso lo sguardo sugli ultimi di ogni tempo. Allargare sì lo sguardo, ma
partendo dagli occhi del povero che ho davanti. Lì si impara. Se noi non siamo capaci di guardare negli occhi i poveri, di toccarli con un abbraccio, con la
mano, non faremo nulla. È con i loro occhi che occorre guardare la realtà, perché guardando gli occhi dei poveri guardiamo la realtà in un modo differente da quello che viene nella nostra mentalità. La storia non si guarda dalla prospettiva dei vincenti, che la fanno apparire bella e perfetta, ma dalla prospettiva dei poveri, perché è la prospettiva di di Gesù".



