Riceviamo da Francesco Costante, meteorologo castellanese fondatore di Meteo Castellana, il bilancio meteorologico del 2025: dati, analisi e contesto climatologico.
L’atteso bilancio meteorologico del 2025 è finalmente pronto. La sua elaborazione ha richiesto tempi più lunghi del consueto, ma il risultato è un’analisi più accurata, dettagliata e scientificamente rigorosa che mai. A partire da quest’anno, anche grazie al supporto di strumenti di intelligenza artificiale impiegati nei calcoli e nelle elaborazioni statistiche, Meteo Castellana ha potuto affinare ulteriormente le analisi, includendo ogni sfumatura utile alla corretta interpretazione del tempo che fa — e che ha fatto — sul nostro territorio.
L’obiettivo non è stato soltanto quello di stimare l’andamento della singola annata meteorologica appena trascorsa, ma anche di contribuire alla costruzione di un quadro climatologico complessivo, solido e coerente, capace di descrivere con maggiore precisione l’evoluzione del clima nella nostra area.
Il set di dati utilizzato comprende le rilevazioni della stazione meteorologica di Meteo Castellana dal 2012 in avanti. Per i periodi precedenti, i dati pluviometrici (a partire dal 1923) e quelli termometrici (dal 1958) provengono dagli archivi ufficiali e certificati del Servizio Idrografico della Regione Puglia.
Le medie di riferimento adottate per il calcolo degli scarti, degli andamenti e dei trend sono quelle trentennali prescritte dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO – World Meteorological Organization): il periodo di riferimento storico 1961-1990 (normale storica) e la normale climatologica standard 1991-2020 (normale standard).
La mole di dati climatologici analizzati è quindi considerevole e offre, come si vedrà, spunti di riflessione tutt’altro che banali. Proprio alla luce delle nuove medie e dei calcoli climatologici aggiornati, nelle prossime settimane sarà inoltre rivista e ampliata la sezione di Meteo Castellana dedicata alle statistiche climatiche.
La trattazione sarà articolata in due parti:
• nella prima, oggetto di questo articolo, verranno presentati i dati che compongono il bilancio meteorologico del 2025;
• nella seconda, che sarà pubblicata nei prossimi giorni, troveranno spazio le considerazioni di più ampio respiro sull’andamento climatologico complessivo della nostra zona, con particolare attenzione a Castellana-Grotte.

Nel confronto storico, il 2025 si colloca al 13° posto tra le annate meteorologiche più calde su 68 anni di dati disponibili, mentre occupa il 34° posto tra le annate più piovose su 102 anni di rilevazioni pluviometriche.
Si tratta dunque di un anno che non si distingue per estremizzazioni marcate o record di particolare rilievo. Rispetto alla normale standard 1991-2020, lo scarto termico medio annuo è stato pari a +0.44°C, un valore che colloca il 2025 lontano dalle annate eccezionalmente calde che negli ultimi anni hanno attirato l’attenzione per l’intensità e la persistenza delle anomalie termiche legate al riscaldamento globale.
Anche le ondate di caldo sono risultate meno frequenti, meno durature e non particolarmente intense in termini di temperature massime. Il picco termico annuale è stato registrato il 25 luglio, con una massima di 38°C: un valore elevato, ma non eccezionale per il Sud Italia nell’attuale contesto climatico. Sul fronte opposto, per registrare una temperatura pienamente invernale si è dovuto attendere l’ultimo giorno dell’anno: il 31 dicembre ha fatto segnare la minima assoluta del 2025, pari a -0.5°C.
Restando in ambito termico, merita una menzione particolare un evento ormai sempre più raro: un mese con un’anomalia termica marcatamente negativa. Ottobre 2025, con uno scarto di -1.52°C rispetto alla media, rappresenta una significativa eccezione in un contesto ormai dominato da temperature costantemente superiori alle medie climatologiche.
Il mese di gennaio è stato invece protagonista sotto due aspetti distinti ma ugualmente rilevanti: da un lato è risultato il mese più caldo in rapporto alla propria media di riferimento, dall’altro è stato anche il più piovoso dell’anno, con un accumulo superiore ai 160 mm. di pioggia.
La pluviometria: un anno piovoso, ma irregolare
Questo dato introduce l’altro elemento fondamentale nella valutazione di un’annata meteorologica: la pluviometria.
Nel complesso, il 2025 è stato un anno piuttosto piovoso. I 751 mm. di pioggia accumulati nell’arco dell’anno rappresentano un +8.8% rispetto alla normale standard 1991-2020.
Tuttavia, questo valore medio nasconde una marcata irregolarità nella distribuzione delle precipitazioni. Accanto a mesi molto piovosi, si sono registrati lunghi periodi — in particolare durante la primavera e l’estate — in cui non solo le piogge sono state fisiologicamente scarse, ma anche decisamente inferiori alla norma. Un fattore che ha contribuito ad aggravare la già delicata situazione delle risorse idriche, in un contesto di stress prolungato delle riserve dell’Acquedotto Pugliese, ereditato dagli anni precedenti.
In questo quadro, giugno è stato il mese peggiore sotto il profilo pluviometrico, con zero giorni di pioggia registrati.
Neve: il nulla che fa rumore
Infine, senza infierire oltre sulle aspettative tradite dei nevofili, va registrato — per il terzo anno consecutivo — un dato molto sconfortante: anche nel corso del 2025 i giorni di neve sono stati pari a zero.
Un’assenza che, tuttavia, non rappresenta un’eccezione recente. Sul nostro settore, infatti, è ormai dal 2014 che non si verificano precipitazioni nevose degne di questo nome, con eventi invernali realmente incisivi progressivamente scomparsi.
Come denota la mappa, da ormai più di 11 anni manca un grande asterisco per la nostra città, simbolo di grandi e/o storiche nevicate, mentre le occasioni nevose del 2016, 2018, 2019 e 2022 sono state più che altro tracce nel tortuoso e sempre più rarefatto sentiero che porta la neve sulle nostre Murge sudorientali.
Più che a un semplice aumento delle temperature medie, questo quadro va ricondotto soprattutto alla persistente mancanza di configurazioni bariche favorevoli alle nevicate sull’area adriatica e sull’entroterra pugliese. Negli ultimi anni sono infatti venute meno, o si sono presentate in forma molto attenuata, quelle strutture sinottiche capaci di convogliare aria fredda continentale dai quadranti nord-orientali supportate da adeguati apporti di umidità sul basso Adriatico.
Le irruzioni fredde di matrice artico-continentale risultano ormai spesso troppo rapide, troppo orientali o scarsamente supportate da una ciclogenesi efficace sul Mediterraneo centrale, mentre le fasi perturbate nordatlantiche, pur talvolta intense, giungono su un contesto termico ormai compromesso per la neve alle basse quote. Ne deriva una frequente dissociazione tra freddo e precipitazioni, elemento chiave per il già complesso e non frequente innesco di eventi nevosi sul nostro territorio.
Resta aperta la questione se questa configurazione atmosferica rappresenti una fase ciclica su scala pluriennale o un nuovo assetto sinottico più persistente, ma il risultato non cambia: l’inverno locale appare sempre meno in grado di produrre episodi nevosi significativi, non tanto per l’assenza del freddo in assoluto, quanto per la reiterata inefficacia dei meccanismi atmosferici che storicamente ne consentivano la manifestazione.


