Riceviamo da Michele Mastromarino, coordinatore di Fratelli d'Italia sezione di Castellana-Grotte, in merito al comunicato, inviatoci dai consiglieri comunali Virginia Dibello e Domenico Quaranta, relativo alle novità da Palazzo comunale.
Prendiamo atto, con un misto di stupore e divertita curiosità, della lunga e articolata spiegazione con cui i consiglieri Quaranta e Dibello hanno cercato di trasformare un cambio di maggioranza in un esercizio di alta filosofia politica.
Scopriamo così che tre anni e mezzo di opposizione, condotta – a loro dire – con zelo, coerenza e spirito critico, altro non erano che una lunga fase di “verifica” in attesa del momento giusto per scoprire di essere, in realtà, perfettamente in sintonia con la maggioranza di governo. Una sorta di opposizione esplorativa, potremmo dire, conclusasi felicemente con la naturale approdo a Palazzo.
Colpisce in particolare l’idea che il passaggio in maggioranza non solo non tradisca il mandato elettorale, ma ne rappresenti addirittura una “logica evoluzione”. Un concetto di evoluzione decisamente interessante, che non riguarda soltanto la linea politica, ma anche – e soprattutto – l’assetto del gruppo consiliare.
Un’evoluzione che, come ogni processo naturale ben riuscito, produce effetti immediati e concreti: l’accesso all’incarico di Vice Sindaco, la conseguente liberazione di un seggio in Consiglio comunale e l’ingresso di un nuovo consigliere. Un’evoluzione rapida, ordinata e perfettamente funzionale, che dimostra come la politica locale sappia ancora offrire esempi di sorprendente adattamento all’ambiente. Un concetto innovativo, che meriterebbe di essere spiegato anche agli elettori del 2022, convinti – evidentemente per ingenuità – di aver votato un progetto alternativo all’attuale amministrazione e non un’appendice a tempo determinato.
Apprendiamo inoltre che i programmi erano “molto simili”, che le idee erano già tutte lì, che le differenze erano minime e che, in fondo, il confronto politico era quasi un dettaglio. Sorge allora spontanea una domanda: se era tutto così coerente e condiviso, perché presentarsi come alternativa? E soprattutto, perché aspettare tre anni e mezzo per accorgersene?
Quanto alle accuse di trasformismo, liquidate come “livorose”, prendiamo atto che oggi non si “viene eletti per fare opposizione”, ma – a quanto pare – neppure per restarvi. Una concezione dinamica della rappresentanza che, se portata alle estreme conseguenze, rischia di rendere superflue sia le campagne elettorali sia il voto dei cittadini.
Auguriamo infine buon lavoro alla nuova maggioranza “allargata”, confidando che la stessa chiarezza mostrata nei comunicati venga riservata anche ai cittadini, ai quali resta il diritto – questo sì incontestabile – di farsi una propria idea su quanto accaduto.
Perché la politica locale, al netto delle narrazioni creative, continua ad avere un principio semplice: la coerenza non è un’opinione, e il mandato elettorale non è un elastico.


