Dal 3 al 6 agosto, l’Azione Cattolica della Parrocchia Il Salvatore ha preparato le valigie ed è partita alla volta di Cascia e Roccaporena, i luoghi che hanno ospitato la vita terrena e spirituale di santa Rita (1381-1457).
Protagonista e destinatario di questo viaggio è stato il settore Giovani, composto dai ragazzi del IV e del V anno della scuola secondaria di secondo grado e da studenti universitari; per la seconda volta, dunque, gli associati hanno vissuto un camposcuola itinerante, accompagnati dal parroco don Antonio Napoletano e dai loro educatori.
Crescendo, le sfide educative aumentano, come anche la difficoltà di mantenere accesa – nei ragazzi, nei giovani e negli adulti – la luce della fede e l’attenzione alla preghiera e alla riflessione personale.
Quando gli educatori si sono interrogati su quali potessero essere gli insegnamenti da trasmettere e i valori cristiani da rinvigorire durante queste giornate, il primo pensiero è volato verso l’esempio di vita e di fede rappresentato dalla Santa dei casi impossibili.
L’elemento di forte attrazione di questa figura è stato il suo ricco bagaglio esistenziale, che portava con sé un’intrinseca complessità. Santa Rita si è mossa, infatti, lungo diverse dimensioni dell’esistenza: è stata sposa, madre e infine monaca agostiniana; ha sperimentato la gioia del legame coniugale e la bellezza della famiglia, il dolore della perdita, il silenzio della solitudine, la paura della vendetta e la carezza del perdono.
La lezione per i Giovani di AC si è palesata, dunque, nella scelta di questa donna di non lasciare il proprio cuore e il proprio spirito cadere nella corruzione della rivalsa, bensì rivestirli con resilienza e proteggerli con cura, custodendoli nella preghiera ed educandoli all’esempio del Vangelo, infondendoli, cioè, di Senso.
In un mondo altrettanto stratificato e dinamico come quello odierno, i numerosi stimoli e le infinite opportunità costruiscono (neanche tanto segretamente) un’atmosfera rarefatta in cui le nuove generazioni non respirano altro se non pretese, aspettative e performatività sociale, economica e relazionale. Smarrirsi lungo strade che non sono le proprie e perdersi in personalità inautentiche e corazzate è semplice. La storia della Santa di Cascia ha rappresentato invece il filo rosso adeguato a guidare gli associati verso una nuova dimensione del vivere e, in ultima istanza, del sentire.
E, per farlo, il punto di partenza è stato proprio il corpo, in particolare, la sua sensorialità.
Il percorso educativo si è strutturato pertanto attorno alla nostra capacità di percepire il mondo e noi stessi, nella destrezza di riuscire ancora a sentire e sentirci, a discapito dei rumori di fondo: l’olfatto ha aperto alla riflessione sul bilancio esistenziale e sul profumo dei nuovi inizi; l’udito ha educato all’ascolto profondo di Dio e al peso autentico delle parole; la vista ha stimolato i ragazzi a superare i pregiudizi e le etichette per cogliere l’altro nella sua invisibile totalità; il tatto, attraverso la metafora della rosa e delle sue spine, ha guidato l’elaborazione dei legami stabili, delle ferite subite e della capacità di superare le offese; infine, il gusto ha chiuso il cerchio con una riflessione sull’equilibrio degli “ingredienti” della vita quotidiana e sul “retrogusto” spirituale ed emotivo da custodire nel ritorno alla quotidianità.
Nel programma, compare anche la scalata dello Scoglio di Roccaporena, che si è rivelata un’esperienza suggestiva per i sensi e fisicamente faticosa, ma profondamente gratificante; i circa trecento gradini sono stati percorsi in preghiera, attraverso una Via Crucis ispirata dai colori della Passione di Cristo.
Da supporto alle varie attività – e in alcuni casi, anche da motore – figurano i cari riferimenti letterari e artistici, che sempre rafforzano e arricchiscono le riflessioni, legandole alle esperienze concrete della sfera umana. Si citano, dal mondo contemporaneo, gli scrittori Han Kang e Milan Kundera, dalla storia della letteratura europea, Marcel Proust e, infine, l’artista del Nouveau Réalisme Yves Klein, fervido devoto di Santa Rita, il quale ha anche donato segretamente una sua opera d’arte, un ex-voto oggi conservato nel Santuario di Cascia.
“Senza Perdere il Senso” – questo il titolo scelto per rappresentare il camposcuola – significa accorgersi che ogni dettaglio, ogni ferita e ogni incontro possono svelare un significato profondo, per non farsi travolgere dal caos del mondo.
“Senza Perdere il Senso” significa difendere lo sguardo autentico, la grazia e la bellezza di un’umanità che sceglie di non diventare indifferente.
“Senza Perdere il Senso” è un augurio e un impegno e significa che vogliamo attraversare la vita senza lasciarci imbruttire, custodendo dentro di noi i valori cristiani dell’empatia, della carità e del perdono.

