"Perché ora non riesci più a volare, mamma?" chiese Jane. "Perché sono cresciuta, tesoro mio. Quando le persone crescono, dimenticano come si vola", rispose Wendy. Scriveva così J.M. Barrie in Le avventure di Peter Pan del 1911 e quelle stesse parole si trovano scritte in apertura del sussidio dei ragazzi che hanno partecipato al camposcuola ACR organizzato dall’Azione Cattolica della Parrocchia Il Salvatore.
Dal 16 al 19 agosto, circa quaranta ragazzi e una decina di educatori si sono ritrovati presso Masseria Odegitria (Cassano delle Murge, BA) per vivere un’intensa esperienza formativa, pensata per i ragazzi di II e III anno della scuola secondaria di primo grado e di I anno della scuola secondaria di secondo grado.
Come intuibile, il percorso si è sviluppato attraverso le atmosfere suggestive dell’Isola Che Non C’è e le vicende dei personaggi di Peter Pan, Wendy e Capitan Uncino. Considerata, però, la delicata “età di mezzo” dei partecipanti – alcuni dei quali ormai già alla loro terza esperienza in AC – l’équipe degli educatori ha pensato bene di porre al centro delle riflessioni una versione più complessa e stratificata dei classici personaggi Disney noti al pubblico più vasto, puntando, di fatti, sul ritratto che ne fa David Lowery nel suo film del 2023 dal titolo Peter Pan e Wendy. Alle vicende di questi si è naturalmente intrecciata la riflessione cristiana, accentratasi in particolar modo sulla storia di Rut e Noemi.
Prendendo spunto dalle vicende dei personaggi favolistici e biblici, i ragazzi hanno riflettuto sulla rabbia intesa come dolore taciuto, imparando a distinguerla dal cambiamento inevitabile generato dalla crescita, e a comprendere il valore dell’amicizia vera e sincera. Ispirandosi alla capacità di Peter Pan di volare grazie ai pensieri felici e alla storia di Rut e Booz, hanno poi riscoperto i ricordi positivi e i valori quotidiani, imparando a riconoscere in essi gli elementi essenziali per superare le difficoltà. Attraverso la figura di Wendy si è approfondito e sperimentato il tema della pazienza nel laboratorio sull’arte giapponese degli origami e si è riflettuto sull’impegno concreto e serio che è il prendersi cura degli altri. Dalla storia biblica di Noemi e Rut, nello specifico, gli associati hanno imparato che le delusioni, le fatiche e i cambiamenti non vanno evitati o nascosti: l’esperienza delle incomprensioni e dei primi allontanamenti tra amici non devono trasformarsi in corazze di chiusura e le proprie fragilità possono diventare luoghi di crescita, se condivise.
Una delle lezioni più importanti che gli educatori, guidati dal parroco, don Antonio Napoletano, hanno voluto trasmettere è consistita nel riscoprire la gioia che deriva dall’attuare, ancora oggi, la Parola di Dio: nei piccoli gesti quotidiani di attenzione, nella gratitudine e nel coraggio di prendersi cura gli uni degli altri dimora, infatti, la vera felicità cristiana.
Ogni camposcuola rappresenta un tempo di pausa dalla vita quotidiana, dedicato all’altro.
È così per i giovani educatori, che imparano pian piano a prendersi cura dei piccoli associati – scoprendo quanto energia e passione siano ingredienti fondamentali per il volontariato – ed è così anche per chiunque aiuta e contribuisce, in diversa maniera, a rendere possibile questa esperienza: le famiglie, i ragazzi, i cuochi – Tonia, Marinella e Mario – i catechisti.
Come nel classico Disney, anche questo camposcuola si è concluso con il ritorno alla realtà, ma il vero tesoro non è rimasto sull’Isola Che Non C’è. I ragazzi portano a casa un dono straordinario da condividere in famiglia, a scuola e tra gli amici: è la gioia della fraternità che sa farsi carico delle fragilità altrui e la luce di un’esperienza capace di trasformare le ombre in semi di speranza, dimostrando che il viaggio più bello è quello che comincia proprio quando si torna a casa per fare la differenza.

