Dall'AC IL Salvatore e dall'ANSPI Sacra Famiglia di Sicarico il racconto del Camposcuola Giovanissimi sul tema ''Il valore della memoria''.
«Com’è felice il destino dell'incolpevole vestale! / Dimentica del mondo, dal mondo dimenticata. / Infinita letizia della mente candida! / Ogni preghiera accettata, e ogni desiderio rinunciato».
Nel 1717, Alexander Pope, poeta neoclassico britannico, inserisce questi versi nell’epistola Eloisa to Abelard, con l’intento di contrapporre la condizione della vestale al tumulto emotivo della protagonista, Eloisa. Secoli più tardi, Michael Gondry, regista francese, riprende quei versi per l’ideazione del soggetto del film "Eternal Sunshine of the Spotless Mind" (2004), in Italia noto con il titolo "Se mi lasci ti cancello".
Così come Eloisa è straziata dal ricordo doloroso del suo amore proibito per Abelardo e vuole ritrovare la pace attraverso la castità e l’allontanamento del mondo profano, allo stesso modo Joel e Clementine, protagonisti del film, vivono una relazione profonda, ma tumultuosa, segnata da incomprensioni e risentimenti. Incapaci di sopportare il dolore della rottura e il peso della memoria, decidono reciprocamente di cancellarsi a vicenda rivolgendosi alla clinica Lacuna. L’équipe educativa dell’AC della Parrocchia Il Salvatore, in stretta collaborazione con il gruppo ANSPI della Parrocchia Sacra Famiglia di Sicarico (Monopoli), ha riflettuto sugli spunti formativi e cristiani da poter trarre da questo tessuto filmico-letterario e, insieme, le due realtà hanno lavorato per poter offrire ai loro associati un’esperienza di comunità, condivisione, preghiera, divertimento e formazione.
Guidata da don Antonio Napoletano e padre Raphael Edward Limu, la squadra ha così confezionato il Camposcuola 2026 ed è partita con oltre venti Giovanissimi alla volta di Masseria Odegitria (Cassano delle Murge, BA), dove ha soggiornato dal 25 al 28 agosto. Il percorso educativo proposto ai ragazzi si è generato a partire dal concetto secondo cui l’ideale di un’esistenza priva di macchie, imperfezioni e passioni si scontra con la natura profonda dei sentimenti umani. La corsa estenuante al perfezionismo, nell’ombra del quale le nuove generazioni sono costrette a crescere, ha costituito un tema dominante e ha rivelato le forti pressioni che gli standard esercitano sui ragazzi: i profili social degli influencer che propinano una vita estetica e ricca di contenuti; la narrazione di carriere accademiche e lavorative brillanti ed eccezionali realizzata da alcuni tipi di giornalismo; i nuclei familiari e di amici che contribuiscono a creare aspettative, incanalando le scelte dei ragazzi su binari prestabiliti.
Le riflessioni non hanno escluso, poi, il campo emotivo: i ragazzi si sono interrogati sul loro passato e sul loro presente, su quelle relazioni cioè che hanno abitato la loro quotidianità e che poi sono andate via oppure sono rimaste. Guidati dagli educatori, hanno cercato di spostare il focus dalle imperfezioni che caratterizzano naturalmente i rapporti – litigi, incomprensioni, allontanamenti – a ciò che di bello quegli stessi rapporti hanno prodotto, al fine di mostrare come l’affetto che si prova per ogni amico, ogni familiare, ogni persona che si ama è diverso e ugualmente prezioso. D’altronde, l’immagine della “mente candida” descritta da Pope possiede un fascino sottile, perché sussurra la promessa di una vita felice proprio perché non contaminata dalla sofferenza.
Tutti, soprattutto i ragazzi, travolti dai primi urti della vita, tendono a voler recidere ciò che di doloroso hanno vissuto. La storia raccontata dal film di Gondry però mostra che quando si tenta di estirpare una persona dalla propria memoria, si finisce per strappare via l’intero tessuto dei ricordi condivisi, non potendo fare una selezione chirurgica dei ricordi. «Alla luce di una simile consapevolezza, cancelleremmo davvero la nostra storia?»: questa la domanda di fondo del camposcuola. Se i versi di Pope riflettono lo spirito del Settecento, in cui la ragione cercava di demonizzare i sentimenti per garantire la pace interiore, l’esperienza appena conclusa ha ribaltato quella prospettiva. Sulle orme del Vangelo, che non promette una strada senza croci ma indica nelle beatitudini la bellezza dei puri di cuore e dei miti, i ragazzi hanno compreso che la felicità non risiede nell’oblio, bensì nel saper convivere con le proprie cicatrici, avendo il coraggio, quando serve, di accettare il rischio di ricominciare. Questo legame indissolubile con la memoria, inoltre, è stato al centro dell’intenso pomeriggio vissuto insieme alle dottoresse Yvonne Monaco, psicologa, e Marilisa Ventrella, educatrice – entrambe operatrici presso l’RSA Oasi Centro per la Terza Età di Castellana Grotte. Attraverso un iniziale laboratorio di disorientamento, i ragazzi hanno sperimentato sulla propria pelle lo smarrimento di chi è affetto da Alzheimer: l’incapacità di riconoscere gli oggetti familiari, la perdita delle azioni più semplici, lo spaesamento temporale e l’oblio dei volti dei propri cari. A questo momento di immedesimazione è seguita una riflessione clinica e umana sulla malattia, con un focus fondamentale sulla figura del caregiver, sia domestico che professionale. Ascoltando le storie di chi si prende cura quotidianamente di questi pazienti, i ragazzi hanno potuto toccare con mano l’arte della pazienza, della gentilezza e della pacatezza, riscoprendo in esse i valori evangelici per eccellenza. L’incontro ha lasciato un segno profondo, dimostrando che prendersi cura dell’altro richiede dedizione e fatica, ma rappresenta il gesto più autenticamente cristiano che si possa compiere. Più di ogni altra cosa, i ragazzi hanno compreso che la memoria è la culla della propria identità: quando i ricordi svaniscono, a sgretolarsi è lo stesso perimetro di ciò che si è. E allora, custodire il passato, accogliere il dolore senza fuggirne e abitare i legami con tutte le loro crepe non è soltanto un esercizio di maturità, ma il modo più vero per custodire sé stessi e la propria anima. Quella di quest’anno rappresenta una prima volta per l’AC del Salvatore, abituata a pensare e vivere i percorsi formativi estivi solamente per e con i propri ragazzi. L’apertura a una nuova realtà associativa come quella della Parrocchia Sacra Famiglia ha costituito fonte di stimolo e opportunità di crescita non solo per il gruppo Giovanissimi, ma per gli stessi educatori. A termine di questa ricca estate, il parroco, don Antonio Napoletano, commenta: «Ormai si sa che il mese di agosto in Parrocchia è dedicato ai campiscuola. Quest’anno ne abbiamo vissuti ben tre, organizzati dall’Azione Cattolica: i Giovani, dal 3 al 6 agosto a Cascia e Roccaporena, i ragazzi dell’ACR dal 16 al 19 agosto a Masseria Odegitria e infine i Giovanissimi. Mi piace pensarli come tre tappe di un unico cammino di fede, condivisione e crescita che è possibile perché c’è una comunità alle spalle che ne sostiene il cammino e la realizzazione. Rivolgo un pensiero di gratitudine a tutti i ragazzi e alle famiglie che accolgono le nostre proposte, ma soprattutto agli operatori che rendono possibili, ancora oggi, esperienze di questo tipo in maniera gratuita e volontaria: gli educatori Caterina, Cristian, Federica, Federico, Manuela, Margherita, Marilena, Rosalma, Serena, Valeria, Vittoria, Attilio; i cuochi Adele, Marinella, Mario e Tonia; padre Rapahel per aver accolto il nostro invito; le attività castellanesi che ci vengono incontro, aiutandoci nelle spese – grazie a Méstagnaz di Marta Palmirotta e Modesto Guglielmi, Macelleria Leonardo Ivone e Cose di Casa di Ettore Rizzi e Gianvito Di Carlo. Grazie a voi e a chiunque ci sostenga, perché è attraverso il sostegno della gente che la Chiesa può operare ancora e, ancora, fare del bene». Si ricorda che i percorsi associativo-parrocchiali di Azione Cattolica riprenderanno nel mese di novembre e si invita a seguire i profili social per le relative informazioni.

