Alla celebrazione della settecentotrentaduesima Perdonanza Celestiniana de L’Aquila Castellana-Grotte c'era.
Ogni anno le monache della Federazione Benedettine Celestine sono sempre presenti alla celebrazione della Perdonanza Celestiniana: in tante giungono dal Monastero di San Basilio in L’Aquila, dal Monastero dell’Immacolata di Castellana-Grotte in Puglia, dal Monastero di Santa Caterina di Spoleto in Umbria e dal Monastero delle Benedettine Celestine nelle Filippine.
Come ogni anno, dal 23 al 30 agosto, si è svolta una settimana di festeggiamenti in occasione della settecentotrentaduesima edizione della Perdonanza Celestiniana. Nel pomeriggio del 28 agosto, il corteo con la Bolla del Perdono attraversava la città dell’Aquila fino alla Basilica di Collemaggio. Centinaia di figuranti in abiti storici medievali accompagnavano il documento redatto da papa Celestino V nel 1294, con cui veniva istituita l’indulgenza plenaria. Alle ore 18:00 prendeva inizio la Celebrazione Eucaristica nella Basilica di Collemaggio, presieduta dal cardinale José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, concelebrata dal cardinale Giuseppe Petrocchi, monsignor Antonio D’Angelo, arcivescovo metropolita de L’Aquila, tanti Vescovi e numerosi sacerdoti. Subito dopo la Celebrazione, si è svolto il rito di apertura della Porta Santa.
"Una Celebrazione vissuta con molta emozione ricordando le nostre radici come Celestine. Una ricorrenza conosciuta in tutto il mondo è veramente un onore per la nostra Congregazione fondata da San Pietro Celestino V, papa ed eremita" dichiara madre Benedetta Agojo, guida del cenobio castellanese tanto amato dalla comunità. Nella foto, la priora Agojo, seconda da sinistra, con monsignor Antonio D’Angelo arcivescovo metropolita de L'Aquila e alcune consorelle.
Ma cos'è la Perdonanza Celestiniana de L'Aquila?
La celebrazione della Perdonanza Celestiniana si deve a papa Celestino V che, nel suo pur breve pontificato, ha voluto fare dono della Misericordia divina a tutta la Chiesa. Papa Celestino V, al secolo Pietro Angelerio, nacque in terra di Isernia, nel Molise, intorno al 1209 da Angelerio e Maria, contadini onesti e profondamente religiosi.
Poco più che ventenne si sentì attratto dalla vita monastica. Nel 1230 entrò nel monastero di Santa Maria di Faifoli; qui coltivò gli studi, frequentò il noviziato e vestì l’abito religioso. Negli anni 1233-34 circa, Pietro è a Roma dove riceve l’ordinazione presbiterale, per poi far ritorno, fra il 1235 e il 1240, alla sua amata vita eremita, ancora in Abruzzo, sul monte Morrone, a Sulmona.
La forte devozione a san Giovanni Battista lo portò a scegliere questo Santo come modello da imitare. Col crescere della fama della santità e del dono dei miracoli attribuiti alla sua intercessione, i suoi eremi, sempre più impervi, diventarono meta di folle desiderose di salvezza e di pace. Pietro fu costretto a trovare presso Sulmona sulla Maiella, una nuova dimora per vivere nella solitudine e nella preghiera.
Si trattava dell’Eremo di Santo Spirito, dove fondò una comunità eremitica raggiunto da molti giovani che chiedevano di poter condividere il suo cammino spirituale.
Fondò numerose comunità monastiche passando di romitorio in romitorio. Nel 1263 Papa Nicolò IV riconobbe la congregazione dei “Fratelli dello Spirito Santo”, incorporandola all’ordine Benedettino. Alla morte di papa Nicolò IV, dopo un lungo periodo di sede vacante, i Cardinali, riuniti in Conclave a Perugia, elessero con unanime consenso, il santo vecchio Eremita.
Pietro aveva 85 anni e - quando gli venne notificata l’avvenuta nomina - fu preso da timore e tremore, esitando e pregando a lungo prima di accettare quella che ormai comprendeva essere la Volontà di Dio.
Quindi, a dorso d’asino, raggiunse la Basilica di Collemaggio a L’Aquila dove il 29 agosto 1294, fu incoronato papa assumendo il nome di Celestino V. Liturgicamente si celebrava la festa del martirio di san Giovanni Battista e, per tale circostanza, papa Celestino V concesse alla Basilica di Collemaggio la bolla dell’Indulgenza plenaria, detta della “Perdonanza”, per quanti veramente pentiti e confessati sarebbero entrati nella medesima Basilica dai Vespri della vigilia della festività, fino ai Vespri immediatamente seguenti la festività stessa. Dopo aver nominato altri nuovi Cardinali e stabilite nuove norme necessarie per i successivi Conclavi, intervenendo anche su urgenze sociali ed ecclesiali del suo tempo, il 13 dicembre 1294 rinunciò al soglio pontificio leggendo pubblicamente il Decreto di rinuncia, pensando di riprendere la sua vita eremitica.
Ma la devozione e la pressione dei fedeli per convincerlo a restare, fece sì che il suo successore, Bonifacio VIII lo trattenesse in un’antica rocca sul monte Fumone di proprietà della famiglia Caetani.
In questo luogo Celestino V visse gli ultimi nove mesi della sua vita nel silenzio, nell’austerità e nell’intensa preghiera, fino al 19 maggio del 1296 quando morì in concetto di santità. Le sue spoglie mortali sono ancor oggi custodite e venerate nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio a L’Aquila.
Si tratta del Celestino del Sommo Poeta, di "colui che fece per viltade il gran rifiuto", posto da Dante tra gli ignavi del III canto de l'Inferno. Un passo indietro, quello di Celestino, che permise l'ascesa al soglio pontificio di Bonifacio VIII, il papa che tanto Dante disprezzava. In realtà, gli storiografi moderni riconoscono come ''il gran rifiuto'' sia stato un atto di profonda umiltà, libertà interiore e coraggio.
La scelta di Celestino, infatti, fu prova della forza di porre la propria coscienza e la propria coerenza spirituale prima degli onori terreni e del potere. Piuttosto che restare in un ruolo inadatto e subirne le influenze esterne, come quella di Carlo II d'Angiò, Celestino preferì tornare alla sua vita di preghiera e silenzio.

