XLIII Festival della Valle d'Itria - ''L'Orlando furioso''

Anche quest'anno abbiamo seguito la prima de ''Orlando furioso'' di Antonio Vivaldi, opera di debutto in tre atti, diretta da Franco Ceresa, per la XLIII edizione del Festival della Valle d'Itria di Martina Franca.

Tratto dall'opera omonima di Ludovico Ariosto ultimata nel 1516, a sua volta prosieguo de ''Orlando innamorato'' di Matteo Maria Boiardo, il soggetto si ispira al conte palatino scomparso nella battaglia di Roncisvalle nel 778.
Una storia, evidentemente, quella del nipote di Carlo Magno, fertile di riprese e rielaborazioni, a partire dalla celebre "Chanson de Roland", del 1110-1125, al "Roland" di Lully del 1685, al "Roland" di Piccinni del 1778, a "Orlando Palatino" del 1782 di Haydn.
Composta tra il 1713 e il 1727, "Orlando furioso" di Antonio Vivaldi, su libretto di Grazio Braccioli, unisce - alla vicenda narrata da Ariosto - i patimenti d'amore della maga Alcina per Ruggiero. Se nell'opera di Ariosto le vicende della maga caratterizzano due canti, Alcina - figura affascinante e potente espressione del femminino - caratterizza con la sua chioma rosso tiziano l'intera opera. Una sensualità di eccessi, senza freni - "se avessi un solo amante / fra le donne sarei donna volgare", canta e tiene avvinti i suoi schiavi d'amore per mezzo di collari magici, segno del controllo sui loro sensi.
Orlando e Alcina sono accomunati dall'infelice destino di amare non riamati. Se, come scriveva Stefano Benni, siamo tutti sudditi infelici della potente divinità “Amikinont’amanonamikit’ama”, gli amanti antichi, barocchi e presenti non fanno eccezione.
Anzi, essendo un poema eroico, Orlando e Alcina battagliano per dividere, rispettivamente, Angelica da Medoro e Ruggiero da Bradamante.
Entrambi i personaggi, pure, Orlando e Alcina, cambiano il loro stato. Attraverso l'amore per Ruggiero, Alcina transiterà dalla sessualità senza inibizioni alla brama di sentimenti esclusivi, Orlando, invece, uomo senza tentazioni, scorrerà dalla continenza alla follia.
Deus ex machina della vicenda sarà Astolfo, inizialmente preda del suo amore infelice per Alcina - anche lui! - poi, recuperato il senno di Orlando finito sulla luna, sferrerà il colpo finale alla magia di Alcina, ponendo fine, di fatto, al suo enorme potere.


E, ora, onore al merito. La contralto magentina Sonia Prina è stata un credibilissimo Orlando, la bella Angelica è stata impersonata dalla soprano molisana Michela Antenucci; sensuale e sfrontata, Alcina era Lucia Cirillo, mezzo soprano cremasca.

La mezzo soprano altamurana Loriana Castellano è stata Bradamante, il controtenore ucraino Konstantin Derri è stato un angelico Medoro, Luigi Schifano ha impersonato Ruggiero, Riccardo Novaro, baritono specializzato nel repertorio mozartinao e rossiniano, è stato un misurato Astolfo.

Coreografie e performance originali della compagnia di danzatori milanesi Fattoria Vittadini, scenografie d'ispirazione barocca in chiave onirica, dove mare e cielo collidono, di Massimo Checchetto, costumi di Giuseppe Palella, luci di Giuseppe Calabrò.

Accanto al coro dell'Accademia del Belcanto "Rodolfo Celletti", performance strepitosa dei barocchisti - per questo primo appuntamento del Festival martinese, diretto da Alberto Triola sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica e l'Alto Patrocinio del Parlamento Europeo.

Si replicherà il prossimo 31 luglio, alle ore 21:00, sempre a Palazzo Ducale.
L'opera, che debuttò nella città natale di Vivaldi nel 1727, dopo la tappa martinese tornerà nella città lagunare. Coproduzione della Fondazione Teatro La Fenice di Venezia, infatti, verrà proposta al Teatro Malibran nel mese di aprile del 2018.

 

(ph. P. Conserva)
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