La loro festa ricorre nel giorno della celebrazione degli Angeli Custodi, come non poterli riconoscere tali rispetto ai nostri bambini?
Alla Scuola Primaria “Andrea Angiulli” di Castellana-Grotte, nel giorno a loro dedicato, i nonni si sono affacciati tra i banchi e hanno raccontato ciò che per loro è stata l’infanzia.
Dalla scuola con il pennino e l’inchiostro ai giochi inventati per strada: un viaggio nei ricordi dei nonni, tra regole, fantasia e tanto tempo trascorso insieme a coetanei. Com’era l’infanzia dei nostri nonni?
A raccontarlo sono stati proprio loro: si scriveva con il pennino e l’inchiostro, si utilizzava la carta assorbente e imparare a scrivere bene richiedeva pazienza ed esercizio. Le prime volte, hanno raccontato sorridendo, era facile combinare un disastro tra macchie d’inchiostro e fogli rovinati.
Poi, con il tempo, arrivava la calligrafia. Anche il rapporto con gli insegnanti era diverso: alla maestra e al maestro ci si rivolgeva con rispetto, chiamandoli “Signora Maestra” e “Signor Maestro”. La scuola era considerata una parte fondamentale della vita.
Ma - fuori dalla scuola - iniziava un’altra parte dell’infanzia: quella del gioco. Si giocava per strada, insieme agli amici, inventando passatempi con ciò che si aveva a disposizione: tappi di bottiglia, legnetti, biglie e palline realizzate con pezzi di stoffa potevano trasformarsi in giochi capaci di occupare interi pomeriggi.
Un’infanzia con meno oggetti e tecnologie, ma con molto tempo libero e tanta capacità di inventare.
Oggi, guardando i bambini impegnati tra scuola, sport e tante attività, i nonni si chiedono se non sia rimasto loro troppo poco tempo per stare insieme e organizzare spontaneamente il proprio gioco. Un confronto tra epoche diverse, senza nostalgie né giudizi, ma con una riflessione che vale per tutti: cambiano i tempi, cambiano le abitudini, ma il bisogno dei bambini di giocare, socializzare, imparare e sentirsi parte di una comunità rimane lo stesso.

