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Carlo Francavilla

Esercitò il giornalismo collaborando con “Milano Sera”, “La Repubblica” e “Paese Sera”.
Diresse la redazione della pagina della Puglia de “l’Unità” e, all’indomani della seconda guerra mondiale, aderì al Partito Comunista Italiano.
Fu fondatore e dirigente della CNA (Confederazione Nazionale dell’Artigianato).
Nel 1953 fu eletto alla Camera dei Deputati nella circoscrizione di Bari-Foggia; vi fu rieletto nel 1958.
Senatore della Repubblica per il collegio di Barletta-Trani dal 1963, si ritirò dalla vita politica nel 1968 e si trasferì a Roma, dove esercitò la professione di avvocato.
Negli anni dell’impegno politico fu consigliere provinciale a Bari e consigliere comunale a Castellana-Grotte e Putignano.
Nel 1976 raccolse una parte della sua produzione lirica, dal 1939 in poi, in un volume intitolato Le Terre della Sete, pubblicato l’anno successivo presso l’editore Lacaita. Il libro vinse il premio Viareggio-Opera prima.
Nel 1979 uscì, presso lo stesso editore, un suo poemetto dal titolo Il Suicidio di Osman, ispirato alle Grotte di Castellana.
Quella che segue è una sua poesia, tratta da Le Terre Della Sete, dedicata ad un altro illustre castellanese, il pittore Sergio Niccolò De Bellis.

carlofrancavillaIncontro a Castellana
(per il pittore Sergio Niccolò De Bellis)

Fredda notte di quiete a Castellana
tra scalette di pietra a Santonofrio
mi riportava a luminosa infanzia
nel biancore deserto delle case.
Lì lo incontrai con faccia alla Charlot
che mi scherniva senza mai voltarsi.
Farfugliò qualche cosa
mentre l’unghia graffiava l’intonaco
e poi con voce non sua, non so di dove
filtrata, non so da quali
profondità scavata,
parlava di Milano.
–“Lì a Milano si muore anche d’inedia…
non lo sai che ad uccidermi fu il freddo?” –
E insisteva e insisteva in quell’intonaco.
– “Trasuda – disse – vedessi quanto.
Intonaco? Ma no questa è stagnola;
e non è bianco e tanto meno argento.
E’ la stagnola a riflettere la luna”.—
Fu allora che arrischiai: “i tuoi paesaggi”
“I verdi i verdi” – mi diè sulla voce.
“Quei verdi luminosi – lo placavo –
i mandorli gli ulivi
l’erba umida e viva
giù dal convento degli alcantarini”.
“Ma la cupola ha venature rosse”
– m’interruppe severo –
“Sì rosso sangue”.
– “Chi ha detto sangue? Il sangue è così
amaro!
come la calce bianca del convento.
Sapessi, quella cupola è un berretto
Che sferrucchiò mia madre ad uncinetto”.
–“Il passaggio è rimasto come allora”
– gli dico balbettando – “E non le hai viste
– mi borbottò – le bocche spalancate
delle ruspe?” –“Sì ma ancora resistono
i trulli e le casucce
macchie imbiancate dal tuo pennello”.
Un breve riso
apparve sul suo viso.
– “E tu che hai fatto per Castellana?”
– “Poco o nulla – risposi intimidito –
Qui fosti tu a condurmi nel partito
la prima volta” – dicevo elusivo –
--“Lo so, lo so ma tu, tu puoi tornare
a rivedere il bianco che m’acceca
e le donne che lavano in ginocchio
fin sulla strada davanti quegli usci”. –

 

 

Bibliografia

 

"Castellana, Carlo Francavilla : la città e il suo poeta", a cura di Francesco Tateo, Lacaita Editore, 1988.
"Respirare la speranza" di Francesco Tateo e Leonardo Mancino, Schena Editore, 1992.

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08 Aprile 2021