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Michele Viterbo

Nasce nel 1890 a Castellana-Grotte da un'antica famiglia ed è educato agli ideali del Risorgimento.
A quindici anni coopera già con vari giornali; nel dicembre del 1906 il «Corriere delle Puglie» pubblica il suo primo articolo. Ha collaborato col «Corriere delle Puglie», poi «La Gazzetta del Mezzogiorno», dall'ottobre 1906 al luglio 1943 e successivamente dall'agosto 1950 sino alla fine.

È stato presidente del Consiglio d'amministrazione dal novembre 1933 al marzo 1940. Nel 1909 ha fondato con Alfredo Violante la rivista «Puglia
giovane».
Nel 1911 ha fatto rappresentare nel teatro comunale di Castellana una salace satira dal titolo «La moglie del prefetto» contro il malcostume elettorale.
Nel 1913 ha dato vita all'Associazione pro-Castellana, che dopo un anno conta più di seicento soci; essa è stata al tempo stesso tentativo di resistenza al conformismo prefettizio, promozione dei pubblici interessi, università popolare, luogo di incontro ove i lavoratori dibattono con i pubblici amministratori i maggiori problemi che interessano la loro terra.
Viterbo M., ScannacornacchiaDal 1914, per cinque anni, ha insegnato nelle scuole elementari e pubblicato vari articoli su problemi scolastici e su come viene scritta la storia a danno del Mezzogiorno.
Durante la guerra mondiale Viterbo ha avuto per pochi mesi l'opportunità di vivere la drammatica esperienza bellica in prima linea. La bellissima «Lettera dal fronte» pubblicata sul Corriere del 30 luglio 1916, è un eccezionale documento di quest'esperienza fatta di eroismo come di morte, di nobili idealità come di enormi sacrifici. La sua famiglia, come tante altre, subisce drammatiche conseguenze: dei quattro fratelli al fronte, uno muore in Albania. È decorato con la Croce di guerra e, alla fine del 1918, conosce Diaz al quale, quasi vent'anni più tardi, podestà di Bari, farà erigere il monumento sul Lungomare.
Viterbo ha presieduto per molti anni il Patronato scolastico di Castellana; con la distribuzione gratuita di libri e indumenti agli alunni poveri e la refezione fornita nei mesi invernali il numero dei frequentanti aumentò considerevolmente e la battaglia contro l'analfabetismo infantile si avviò a una conclusione positiva.
Nel 1922 a Castellana, Monopoli, Polignano e Conversano si sono costituiti i comitati di agitazione contro l'Acquedotto per contestarne la gestione e la direzione.

Viterbo viene nominato presidente del comitato di Castellana, che conta circa duecento iscritti, ma in verità è stato lui stesso a coordinare l'azione dei quattro comitati. Dopo alterne vicende, comizi pubblici, articoli sui giornali, incontri-scontri, si arriva finalmente al luglio 1924 quando si inaugura la prima fontanina a Castellana.
Nel 1954, edito da Laterza, sarà pubblicato La Puglia e il suo Acquedotto, ristampato, sempre da Laterza, nel 1991. Il volume, fregiato da medaglia d'oro del Premio Mezzogiorno, a distanza di oltre cinquant'anni è il testo insuperato sulla storia dell'Acquedotto pugliese.
Nel 1922 Michele Viterbo è ancora iscritto al Partito socialista riformista.
Alla fine del 1923 fonda l'Ente pugliese di cultura popolare di cui sarà direttore generale sino al 1943. L'Ente ha aperto in Puglia e Lucania oltre mille scuole di ogni tipo per i figli dei contadini, per contadini adulti, per artigiani e operai.
Nel gennaio 1924 si riunisce l'adunanza che promuove la costituzione della Camera di commercio italo-orientale; Viterbo ne viene eletto segretario generale. Egli conserverà questa carica sino al 1929, poi sarà direttore generale sino al 1939, e infine, presidente sino al 1943. Vengono istituiti corsi per l'esportazione dei prodotti, per l'apprendimento delle lingue e la conoscenza dei mercati orientali e dell'Est europeo. Si incrementano i rapporti con l'Albania e viene aperta una sede a Tirana. Sono avviati contatti diretti con le rappresentanze diplomatiche all'estero. Tra i primi obiettivi: la istituzione della Fiera del Levante di cui Viterbo predispone lo statuto.

Viterbo M., La Puglia e il suo acquedottoDal 1925 al 1929 per conto dell'Ente camerale Viterbo cura con Sante Cosentino la pagina quindicinale de «La Gazzetta di Puglia» intitolata Le vie dell'Oriente e, dal 1926 al 1929 la «Gazeta Shqipetare», edizione albanese della Gazzetta.
Nel maggio 1925 si iscrive al Partito nazionale fascista. Inizia una nuova fase in cui Viterbo assume cariche rilevanti. Dal 1924 al 1927 è componente della Commissione reale alla Provincia di Bari; dal 1927al 1929 diviene regio commissario; dal 1929 al 1931 assume la carica di preside. Va ascritta a questo periodo l'azione risolutiva per il sorgere
della Fiera del Levante, per la istituzione dell'Università, per la fondazione della Pinacoteca provinciale. La Fiera del Levante, infatti, fu inaugurata il 6 settembre 1930, precorsa dalla istituzione della Camera di commercio italo-orientale.
Nel 1935 viene nominato podestà di Bari. Trova il bilancio del Comune in condizioni disastrose, con l'indebitamento più alto che la città avesse avuto dal 1860 in poi.

Viterbo riesce ad arrestare questa rovina, a diminuire i debiti, a provvedere a grandi e necessarie opere pubbliche. È rimasto in carica sino all'aprile del 1943. Il 23 luglio 1943 Viterbo ha firmato con il proprio nome l'ultimo articolo su «La Gazzetta del Mezzogiorno».
Dopo la caduta del fascismo anche contro Viterbo furono iniziate diverse procedure epurative: nel 1945 è interrogato dalla Commissione provinciale di polizia di Bari e condannato a quattro anni di confino. La commissione centrale presso il Ministero dell'interno annulla il provvedimento e proscioglie Viterbo con formula piena, così come fa quella presso il Ministero delle finanze per profitti di regime.
Il terzo ed ultimo periodo di attività di Michele Viterbo copre un altro ventennio e vede la produzione di opere come La Puglia e il suo Acquedotto (1954), la triade Gente del Sud: Antiche civiltà (1959), Da Masaniello alla Carboneria (1962), Il Sud e l'Unità (1966).
Dall'agosto 1950 Michele Viterbo ritorna a scrivere per «La Gazzetta del Mezzogiorno» con lo pseudonimo di Peucezio, lo studioso attento e meticoloso della storia e delle tradizioni di quella regione che fu un tempo la antica Peucezia. Dal 1950 al 1972 ha scritto oltre cinquecento articoli per il quotidiano ripercorrendo per intero la storia della Puglia e dell'Italia meridionale.
Dal 1952 al 1960 ricopre la carica di consigliere provinciale, indipendente di destra per il collegio di Castellana-Grotte e, in conseguenza del comportamento esemplare, viene nominato a far parte del Consiglio dell'Unione regionale delle province pugliesi e del Consiglio di amministrazione della Fiera del Levante.
Oratore colto e raffinato, ha appassionato intere generazioni con conferenze e dotte rievocazioni storiche. Studioso del Risorgimento, viene eletto nel 1954 presidente del Comitato provinciale per la Storia del Risorgimento, carica che ha mantenuto sino alla sua morte. Sotto la sua presidenza si sono svolti importanti convegni, tra cui, nel 1958, il 37° Congresso nazionale dell'Istituto che ha portato a Bari studiosi da ogni parte d'Italia.
Nel centenario del 1860 l'Istituto ha organizzato una Mostra documentaria sul contributo del Mezzogiorno all'unificazione nazionale.
Tra i più anziani soci della Società di storia patria per la Puglia, ha ricoperto la carica di presidente dal 1939 al 1943. Più volte componente del Consiglio direttivo è stato, negli ultimi anni, vice presidente della benemerita istituzione.
Muore a Bari il 13 aprile 1973.
Dopo la scomparsa di Michele Viterbo il suo archivio privato è stato conservato dagli eredi prima a Bari e poi a Lecce.
La biblioteca, costituita da circa settemila tra volumi ed opuscoli, è stata donata nel luglio 1975 al Comune di Castellana-Grotte (Ba).
Parte della documentazione a stampa, quaderni e giornali, fine '800 primi '900 sino al secondo dopoguerra, tra cui la raccolta completa de «L'Unità» di Gaetano Salvemini e de «Le vie dell'Oriente», pagina quindicinale de «La Gazzetta di Puglia»; «Il Secolo»; «La Rassegna pugliese»; la raccolta di giornali e documenti sui rapporti con l'Albania, sono custoditi nel fondo "Michele Viterbo" presso la Teca del Mediterraneo-Biblioteca del Consiglio regionale di Bari-Istituto pugliese per la storia dell'antifascismo e dell'Italia contemporanea.
Altre raccolte di volumi e di materiale d'archivio sono ancora in possesso dei figli di Michele Viterbo.
Nel 1990 l'archivio Viterbo è stato dichiarato di "notevole interesse storico" dalla Soprintendenza archivistica per la Puglia. In tale occasione la documentazione è stata condizionata in scatole e buste.
Nell'ottobre 2006 l'archivio, insieme a parte della restante biblioteca, è stato depositato a Conversano presso la Fondazione "Giuseppe Di Vagno (1889-1921)".
Il fondo è costituito da opuscoli, relazioni a stampa, appunti manoscritti, corrispondenza, atti amministrativo-contabili, carteggio, fotografie, ritagli di giornale, testi di interventi, articoli, biglietti di auguri, cartoline, relazioni, memorie, recensioni che testimoniano per Michele Viterbo la vasta attività letteraria, storica e politica, con importanti incarichi amministrativi, ma anche vicende private e familiari.
I nuclei documentali individuati, costituiti da documenti prodotti e acquisiti nello svolgimento del lavoro, rappresentano di fatto l'archivio di lavoro di Michele Viterbo. L'attività di pubblicista è testimoniata da materiale redazionale (manoscritti, lettere, ritagli stampa, agende di appunti) e dalla raccolta di giornali; la ricca biblioteca di Viterbo fotografa i suoi molteplici interessi di studio.

Nell'archivio si rinviene documentazione prodotta in epoca precedente alla nascita di Michele Viterbo e successiva alla sua morte.
All'atto dell'acquisizione il fondo si presentava in una situazione di assoluto disordine, tale da non consentire l'individuazione di un criterio di ordinamento originario a cui poter adeguare la sistemazione definitiva. A tale difficoltà si deve aggiungere il fatto che non è mai stato compilato un elenco della documentazione che potesse orientare il lavoro di sistemazione delle carte e ordinamento archivistico in senso stretto. Il criterio di riordino adottato è stato quello della ricostruzione biografica della vita e dell'opera di Michele Viterbo, un criterio basato sulle funzioni via via svolte dal personaggio, nel corso della sua vita istituzionale. Questo criterio vale soprattutto per la parte concernente l'attività politica.
In via preliminare è stato necessario un lavoro di studio sulla vita e l'attività di Michele Viterbo al fine di definire la struttura dell'archivio e procedere alla creazione di singole serie. Successivamente si è proceduto alla creazione delle unità archivistiche e alla loro sistemazione all'interno delle serie, che ha comportato tempi lunghi per lo stato in cui versava l'archivio. In assenza di un criterio di ordinamento a cui potersi attenere si è tentato, per quanto possibile, di far emergere il sistema di conservazione originario di tipo tematico o in base all'oggetto. In particolare laddove sono stati rintracciati nuclei
relativamente omogenei di documentazione in quanto ad argomento od oggetto o comunque riflettenti un ordinamento originario, è stato deciso di salvaguardare l'originaria unità. Sono così emerse alcune serie già costituite in base alle competenze e alle cariche ricoperte da Michele Viterbo durante la sua vita. Al resto della documentazione si è dato un ordinamento di tipo cronologico. È stata costituita, in tal modo, una serie "Carteggio" che ricostruisce la ricca rete di relazione che Michele Viterbo ebbe con personaggi della politica e della cultura del suo tempo.
Nel 2010 vi è stata la donazione di tredici opere pittoriche da parte della famiglia Viterbo al Comune di Castellana Grotte per l'allestimento di una galleria permanente intitolata allo storico castellanese.

Bibliografia

Viterbo M., Castellana. La contea di Conversano e l'abbazia di San Benedetto. Storia della Puglia dalla preistoria alla fine del XVII secolo. Laterza, 1987.

Viterbo M., Dagli ultimi re borbonici alla caduta del fascismo. Memorie fatti testimonianze. Schena Editore - 2006.

Viterbo M., Gente del Sud. Antiche civiltà. Laterza, 1987.

Viterbo M., Gente del Sud. Da Masaniello alla Carboneria. Laterza, 1987.

Viterbo M., Gente del Sud. Il Sud e l'unità. Laterza, 1987.

Viterbo M., La Puglia e il suo acquedotto. Laterza, 1991.

Viterbo M., La Puglia e il suo acquedotto, prefazione di Fabiano Amati e postfazione di Massimiliano Scagliarini, Bari, 2009.

Viterbo M., Scannacornacchia, un bandito pugliese del XVIII secolo, De Robertis & F. editore, Putignano, Ristampa anastatica Pro-loco Castellana-Grotte, 2005.



(Testo tratto da www.memoriademocraticapugliese.it)






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08 Aprile 2021