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Franco Anelli

Franco Anelli

(San Rocco al Porto, 18 ottobre 1899 – Bari, 23 ottobre 1977) è stato un naturalista, geologo e speleologo italiano.

Franco Anelli Diplomatosi a Milano, conseguì nel 1927 la laurea in Scienze Naturali all'Università di Bologna, dopodiché lavorò per alcuni anni come geologo nelle miniere di Predil (Raibl) nel Tarvisiano.
Nel 1930, su incarico del prof. Michele Gortani, diventò conservatore del Museo Speleologico e assistente dell'Istituto Italiano di Speleologia presso le Grotte di Postumia nell'attuale Slovenia.
Negli anni trenta si dedicò a ricerche speleologiche nel Carso di Postumia e al tempo stesso si occupò di redigere il Catasto delle Grotte d'Italia e di coordinare i primi gruppi speleologici italiani, via via diventati sempre più numerosi; Infine gli fu affidata la direzione delle Memorie dell'Istituto Italiano di Speleologia e si occupò della redazione della rivista "Le Grotte d'Italia".
Cominciò presto ad occuparsi anche delle aree carsiche dell'Italia meridionale, partecipando nel 1930 con Eugenio Boegan al completamento dell'esplorazione della Grotta di Castelcivita, la più imponente grotta dei Monti Alburni, in Campania.
Fu nel 1938 che incaricato dall'Ente Provinciale per il Turismo di Bari di effettuare una ricognizione della Grotta di Putignano, Anelli scoprì nei dintorni l'esistenza di cavità ancora inesplorate.
Il 23 gennaio si calò nella Grave di Castellana, una enorme cavità comunicante con l'esterno tramite un oculo naturale, e ben presto si rese conto di trovarsi di fronte ad un vasto complesso carsico ipogeo, di estremo interesse scientifico e con enormi potenzialità turistiche. Due giorni dopo, assieme al castellanese Vito Matarrese, proseguì l'esplorazione. Fu lo stesso Matarrese un anno dopo circa, a scoprire la Grotta bianca, unanimemente considerata la grotta più bella del mondo.È così, quasi per caso, che vennero alla luce le famose Grotte di Castellana che avrebbero occupato un ruolo fondamentale nel suo destino professionale.
Nel 1943, in piena Seconda guerra mondiale, diventò direttore delle Grotte di Postumia. Fondamentale fu il suo apporto, durante l'occupazione tedesca, per la salvaguardia del Catasto delle Grotte d'Italia e di tutto il materiale scientifico dell'Istituto Italiano di Speleologia. Nel 1945 fu costretto a fuggire con tutta la sua famiglia rifugiandosi a Trivignano Udinese.

 Nel 1949, venne convocato a Castellana, in Puglia, per assumere la direzione delle grotte da lui scoperte. Vi si dedicò subito con grande entusiasmo svolgendo un'intensa attività di esplorazione, rilevamento, ricerca scientifica e valorizzazione turistica delle cavità. Fu sotto la sua guida che le Grotte di Castellana divennero nell'arco di pochi anni, le grotte italiane più visitate. Già nel 1976, i visitatori raggiunsero la cifra record di ben 396.990 presenze.
Nel 1949 iniziò a svolgere la attività di Professore di Geografia Fisica presso la Facoltà di Scienze dell'Università degli studi di Bari. Tuttavia i suoi campi di interesse scientifico furono molteplici: si dedicò infatti, tra l'altro, a studi di paleontologia, archeologia e meteorologia ipogea.
Nel 1949, scoprì nella Grotta delle Mura a Monopoli una stazione preistorica risalente al Paleolitico superiore dove rinvenne un ciottolo inciso raffigurante un profilo di bovide.
Nel 1950 organizzò a Bari il IV Congresso Nazionale di Speleologia, nel corso del quale i partecipanti visitarono la cosiddetta Grotta Bianca, una delle formazioni carsiche più fantasmagoriche dell'intero complesso di Castellana, che per l'occasione fu illuminata per la prima volta con un impianto elettrico.
Nel 1954 venne stampata la prima edizione della fortunata guida dedicata alle Grotte di Castellana, che avrebbe poi avuto ben altre undici edizioni per un totale di oltre 190.000 copie.
Nel 1955, Anelli riprese gli scavi nella Grotta della Iena a Castellana Grotte rinvenendo numerosi reperti di carattere paleontologico, tra cui un raro esemplare di scheletro di stambecco. Nello stesso anno, ricostituì la sede tecnica ed organizzativa dell'Istituto Italiano di Speleologia presso le Grotte di Castellana e fece sì che riprendesse ad essere stampata la prestigiosa rivista speleologica nazionale "Le Grotte d'Italia".
Nel 1958, organizzò il 2º Congresso Internazionale di Speleologia, al quale parteciparono oltre 200 studiosi del carsismo provenienti da tutto il mondo.
Nel 1969 raggiunse il limite massimo di età d'insegnamento, per cui venne collocato in pensione dalla Università di Bari. Amareggiato per aver dovuto cessare la sua attività d'insegnamento all'Università, tuttavia presto si rese conto che la sua nuova condizione gli consentiva di avere una cura più assidua delle sue amate grotte.
Il 23 ottobre 1977 il professore Franco Anelli si spense serenamente a Bari circondato dall'affetto dei suoi familiari e dei suoi colleghi.
Anelli ha contribuito con i suoi studi a far conoscere in tutto il mondo Castellana, una piccola cittadina della Murgia barese, con ciò che ne è conseguito in termini di sviluppo sociale ed economico, nonché a far convergere verso il grandioso complesso carsico l'interesse scientifico internazionale.
Pubblicò infatti gli esiti delle sue ricerche sulle riviste più autorevoli- la sua bibliografia conta ben oltre 220 titoli - corredando spesso i suoi articoli con splendide immagini che riuscirono presso il grande pubblico a suscitare ammirazione e curiosità verso le Grotte.
Per la sua azione, volta allo studio del fenomeno carsico, che non si è limitata alla Puglia, a buon diritto Franco Anelli viene considerato il Padre della speleologia italiana.
Il nome di Anelli è legato anche a molti elementi naturali, tra i quali si può ricordare in particolare un minerale: la francoanellite, un fosfato acido idrato di alluminio e potassio ritrovato proprio all'interno delle Grotte di Castellana.

Diplomatosi a Milano, conseguì nel 1927 la laurea in Scienze Naturali all'Università di Bologna, dopodiché lavorò per alcuni anni come geologo nelle miniere di Predil (Raibl) nel Tarvisiano.
Nel 1930, su incarico del prof. Michele Gortani, diventò conservatore del Museo Speleologico e assistente dell'Istituto Italiano di Speleologia presso le Grotte di Postumia nell'attuale Slovenia.
Negli anni trenta si dedicò a ricerche speleologiche nel Carso di Postumia e al tempo stesso si occupò di redigere il Catasto delle Grotte d'Italia e di coordinare i primi gruppi speleologici italiani, via via diventati sempre più numerosi; Infine gli fu affidata la direzione delle Memorie dell'Istituto Italiano di Speleologia e si occupò della redazione della rivista "Le Grotte d'Italia".
Cominciò presto ad occuparsi anche delle aree carsiche dell'Italia meridionale, partecipando nel 1930 con Eugenio Boegan al completamento dell'esplorazione della Grotta di Castelcivita, la più imponente grotta dei Monti Alburni, in Campania.
Fu nel 1938 che incaricato dall'Ente Provinciale per il Turismo di Bari di effettuare una ricognizione della Grotta di Putignano, Anelli scoprì nei dintorni l'esistenza di cavità ancora inesplorate.
Il 23 gennaio si calò nella Grave di Castellana, una enorme cavità comunicante con l'esterno tramite un oculo naturale, e ben presto si rese conto di trovarsi di fronte ad un vasto complesso carsico ipogeo, di estremo interesse scientifico e con enormi potenzialità turistiche. Due giorni dopo, assieme al castellanese Vito Matarrese, proseguì l'esplorazione. Fu lo stesso Matarrese un anno dopo circa, a scoprire la Grotta bianca, unanimemente considerata la grotta più bella del mondo.

È così, quasi per caso, che vennero alla luce le famose Grotte di Castellana che avrebbero occupato un ruolo fondamentale nel suo destino professionale.
Nel 1943, in piena Seconda guerra mondiale, diventò direttore delle Grotte di Postumia. Fondamentale fu il suo apporto, durante l'occupazione tedesca, per la salvaguardia del Catasto delle Grotte d'Italia e di tutto il materiale scientifico dell'Istituto Italiano di Speleologia. Nel 1945 fu costretto a fuggire con tutta la sua famiglia rifugiandosi a Trivignano Udinese.
Nel 1949, venne convocato a Castellana, in Puglia, per assumere la direzione delle grotte da lui scoperte. Vi si dedicò subito con grande entusiasmo svolgendo un'intensa attività di esplorazione, rilevamento, ricerca scientifica e valorizzazione turistica delle cavità. Fu sotto la sua guida che le Grotte di Castellana divennero nell'arco di pochi anni, le grotte italiane più visitate. Già nel 1976, i visitatori raggiunsero la cifra record di ben 396.990 presenze.
Nel 1949 iniziò a svolgere la attività di Professore di Geografia Fisica presso la Facoltà di Scienze dell'Università degli studi di Bari. Tuttavia i suoi campi di interesse scientifico furono molteplici: si dedicò infatti, tra l'altro, a studi di paleontologia, archeologia e meteorologia ipogea.
Nel 1949, scoprì nella Grotta delle Mura a Monopoli una stazione preistorica risalente al Paleolitico superiore dove rinvenne un ciottolo inciso raffigurante un profilo di bovide.
Nel 1950 organizzò a Bari il IV Congresso Nazionale di Speleologia, nel corso del quale i partecipanti visitarono la cosiddetta Grotta Bianca, una delle formazioni carsiche più fantasmagoriche dell'intero complesso di Castellana, che per l'occasione fu illuminata per la prima volta con un impianto elettrico.
Nel 1954 venne stampata la prima edizione della fortunata guida dedicata alle Grotte di Castellana, che avrebbe poi avuto ben altre undici edizioni per un totale di oltre 190.000 copie.
Nel 1955, Anelli riprese gli scavi nella Grotta della Iena a Castellana Grotte rinvenendo numerosi reperti di carattere paleontologico, tra cui un raro esemplare di scheletro di stambecco. Nello stesso anno, ricostituì la sede tecnica ed organizzativa dell'Istituto Italiano di Speleologia presso le Grotte di Castellana e fece sì che riprendesse ad essere stampata la prestigiosa rivista speleologica nazionale "Le Grotte d'Italia".
Nel 1958, organizzò il 2º Congresso Internazionale di Speleologia, al quale parteciparono oltre 200 studiosi del carsismo provenienti da tutto il mondo.
Nel 1969 raggiunse il limite massimo di età d'insegnamento, per cui venne collocato in pensione dalla Università di Bari. Amareggiato per aver dovuto cessare la sua attività d'insegnamento all'Università, tuttavia presto si rese conto che la sua nuova condizione gli consentiva di avere una cura più assidua delle sue amate grotte.
Il 23 ottobre 1977 il professore Franco Anelli si spense serenamente a Bari circondato dall'affetto dei suoi familiari e dei suoi colleghi.

Anelli ha contribuito con il suo sapere e la sua esperienza a fare emergere dall'anonimato una piccola cittadina della Murgia barese, è riuscito a darle una notorietà che ha travalicato i confini nazionali, ne ha agevolato la crescita sociale ed economica.

Alle Grotte di Castellana, sempre al centro dei suoi pensieri, ha dedicato la maggiore parte della sua vita e dei suoi studi, riuscendo a coagularvi l'interesse scientifico internazionale.
I suoi articoli pubblicati sulle riviste più disparate - la sua bibliografia conta ben oltre 220 titoli - hanno richiamato a Castellana-Grotte milioni di visitatori, attratti dalle sue appassionanti descrizioni e dalle splendide immagini.

Ma i suoi notevoli meriti legati alle Grotte di Castellana non devono trarre in inganno: la sua azione non ha avuto carattere meramente locale.

Anzi, a buon diritto, Franco Anelli può essere chiamato il Padre della speleologia italiana.

(Fonte http://it.wikipedia.org)

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31 Ottobre 2020