Tatuaggi, sì o tatuaggi, no? Tutto è iniziato da un contributo pubblicato dalla nostra concittadina Mercedes Lanzilotta, medico anestesista, sul tema.
Dopo la sua diffusione sui social network, immediatamente si sono levate, da un lato, voci a favore, dall'altro, aspre critiche rispetto agli argomenti addotti. Come nostra abitudine, abbiamo cercato di documentare la discussione riportando pareri diversi. Facciamo sempre così, del resto, nella certezza che, chi ci segue, sia in grado di maturare un'opinione propria.
Accanto al contributo di Mercedes Lanzilotta, dunque, vi proponiamo il parere dell'associazione Fratres Cuore Aperto e quello di Roberta Volza, stimata e creativa tatuatrice.
Mercedes Lanzilotta: qualche informazione sulle conseguenze del tatuaggio
Pochi giorni fa ho scritto sul mio Blog un articolo di informazione sulla pratica del tatuaggio che ha suscitato molte reazioni.
Il mio allarme sui Tatoo, è nato da una semplice considerazione che facevamo con due miei colleghi pochi giorni fa in ospedale.
Era accaduto che a distanza di pochi giorni, a malincuore abbiamo bocciato due gravide per la partoanalgesia in quanto la superfice cutanea corrispondente alla colonna lombare di entrambe era completamente tatuata.
NON SOLO è CONTROINDICAZONE ASSOLUTA la Peridurale, ma a maggior ragione la anestesia spinale.
Significa che se un parto si complica e trasforma in Taglio Cesareo, queste pazienti verranno addormentate, con tutti i maggiori rischi che una
Anestesia Generale comporta nelle gravide. Questa misura si chiama messa in sicurezza del paziente.

In sintesi: chi si vuole tatuare lo faccia ma al contempo sia informato a 360 gradi.
Ospedale di Busto Arsizio Varese
Gruppo donatori Fratres Cuore Aperto di Castellana-Grotte: libertà di scelta, ma informata
La nostra posizione è che ci debba essere libertà di scelta - seppur informata - rispetto all'eventuale impossibilità di donare sangue (temporanea ai 4 mesi) e di poter donare midollo o organi (il che può tradursi anche nel non poter donare in futuro, ad esempio, il midollo ad un parente stretto) in base ai protocolli sanitari adottati da ogni regione, oltre alla non possibilità di essere sottoposti a partoanalgesia nei casi specifici. La donazione è un atto volontario e gratuito e nessuno può essere costretto a compierla o limitato nelle sue libertà. Tuttavia siamo preoccupati per i futuri risvolti legati all'eventuale carenza di donatori e auspichiamo in una sempre maggiore presa di coscienza da parte degli eventuali futuri donatori.
Manila Benedetto: Tatuarsi non è una moda, è segnarsi addosso un ricordoTatuarsi non è una moda. Non è come tagliarsi i capelli o comprare un vestito, è segnarsi addosso un ricordo, una situazione, una cicatrice. Ho 12 tatuaggi, dico sempre "presto 15" perché so già cosa voglio ricordare e cosa dimenticare. Ho addosso la porta della MIA apocalisse, per ricordarmi che le porte si possono aprire ma anche chiudere, mi sono segnata la parola "sparigliare" perché nella vita bisogna sempre imparare a cambiare le carte in tavola. Poi ho un iceberg che intrappola un mostro, perche quella sono io. Ed un cuore, uno dei Tattoo più profondi che ho, con dentro la mia vita: un cane, un baobab che affonda le radici, i libri che hanno segnato il mio percorso, una finestra sul cielo...la parola "you", voi, tutti quelli che hanno fatto parte della mia vita e le iniziali dei miei genitori che non ci sono più. E si, un bicchiere di birra. Una professione che sta segnando i miei ultimi anni. I Tattoo sono questo: l'espressione di noi stessi. E chi, come me, ha fatto questa scelta, e consapevole che è per sempre. È consapevole di quello a cui rinuncia e a quello che conquista.
Roberta Volza: Tatuaggi, il mio lavoro
Una persona su tre oggi è tatuata e finalmente la società diventa più tollerante nei confronti di tatuaggi a vista, voluminosi e colorati.
In proporzione, spuntano ogni giorno articoli e dichiarazioni di medici o semplicemente “contrari ai tatuaggi” che fanno allarmismo, citano patologie gravi (come epatiti o AIDS) che, come in ogni pratica in cui avvenga un contatto con il sangue, sono eventualmente trasmissibili.
Innanzitutto, ho il dovere di precisare che tali patologie potrebbero essere trasmesse solo ed esclusivamente se vengono utilizzate attrezzature non adeguatamente sterilizzate e se la pratica di tattoo avviene in posti fatiscenti, non idonei e non legali.
Oggi i tattoo studio sono sempre più ambulatori medici, seguono delle norme igienico-sanitarie a cui non si può sfuggire, i controlli sono spietati e le norme che regolamentano la professione di tatuatore sempre più rigide.
Il DdL n. 1313 del 2009 stabilisce obblighi e requisiti personali del tatuatore e dei materiali idonei da utilizzare durante l’esecuzione del tatuaggio. In particolare il tatuatore ha l’obbligo di conseguire un diploma rilasciato dalla ASL, durante il quale viene formato, non solo per quanto riguarda le tecniche di tattoo o disegno, ma anche e soprattutto all’igiene, la dermatologia, le patologie trasmissibili e la tutela del cliente.
La legge stabilisce altresì i requisiti dei pigmenti da inserire nel derma, requisiti che le case produttrici devono seguire pena sanzioni e il ritiro immediato dal commercio e da ogni tattoo studio.
L’italia conserva molta rigidità in tema di tatuaggi e lo fa mantenendo sempre più bassi i livelli consentiti di metalli contenuti negli inchiostri e con sistemi di controllo e vigilanza sempre più presenti e costanti.
A tutela del cliente esiste il cosiddetto “consenso informato” che viene presentato al cliente ogni qual volta si presenta in studio per sottoporsi alla pratica del tattoo. L’obiettivo del “consenso informato” è appunto quello di informare il soggetto, non solo che si tratta di una procedura dolorosa e permanente, ma anche che il tatuaggio ha delle conseguenze e può portare a dei limiti. Il soggetto, venuto a conoscenza delle conseguenze, decide se sottoporsi alla pratica e lo fa sempre, nessuno ha mai cambiato idea.
Credo di regalare ogni giorno un po’ di felicità e spensieratezza alle persone che decidono di fare un tatuaggio, spesso mi ritrovo ad ascoltare le loro problematiche, le motivazioni che li hanno portati a questa decisione. Sono fiera del fatto che il “tatuaggio moda” si stia perdendo pian piano, ogni tatuaggio ha una storia. Ho visto gente commuoversi dopo aver guardato il loro tattoo per la prima volta, mi hanno abbracciata, mi hanno raccontato la storia che desideravano incidersi sulla pelle a volte con le lacrime agli occhi, hanno cercato conforto e probabilmente , per un attimo, lo hanno trovato.
Portare con sé fino alla vecchiaia e fino alla morte un pezzo di vita, non fa male, anzi fa bene a noi che ci crediamo. Può irritare chi non ci crede, ma alla fine potrebbero tranquillamente chiudere gli occhi, non guardarci, non giudicarci. Perche non siamo tossici, maleducati, sporchi o “privi di personalità” (come molti ci definiscono), siamo solo persone passionali, carnali a cui piace mettere sotto pelle la nostra storia.
Roberta Pink Tattoo
(Foto Roberta Volza Pink Tattoo)

