Riceviamo dall'onorevole castellanese Patty L'abbate in merito al Bando servizio civile.
Ci sono 1.932 opportunità per i giovani rimaste senza finanziamento. È quanto emerge dai dati del Servizio civile ambientale, una vicenda sulla quale ho svolto un'interrogazione a risposta immediata in Commissione al Ministro dell'Ambiente. Chiediamoci: quanto vale davvero il futuro delle nuove generazioni per questo Governo? All'ultimo bando sono stati presentati 94 programmi, articolati in 228 progetti, per complessivi 3.528 posti richiesti. Ne sono stati finanziati soltanto 36, per 1.596 posti. Quasi il 55% delle posizioni richieste è rimasto senza copertura. Tra i progetti esclusi dai finanziamenti figurano numerose iniziative di enti e università del Mezzogiorno, comprese quelle pugliesi. Ho chiesto al Governo di aumentare i fondi, scorrere le graduatorie e chiarire i criteri di finanziamento. La risposta è stata evasiva, accompagnata dalla solita giustificazione: non ci sono risorse. È una contraddizione dolorosa: chiediamo ai giovani di studiare, formarsi, contribuire allo sviluppo dei propri territori, ma poi non offriamo loro le opportunità per farlo. E il problema riguarda anche scuola, università e ricerca. Nella manovra 2026 sono previste riduzioni di stanziamenti ministeriali per 125,5 milioni di euro all'Istruzione e 16,3 milioni all'Università e alla Ricerca. Contemporaneamente, secondo le stime NATO riportate dal Servizio Studi della Camera, la spesa italiana per la difesa raggiunge 48,3 miliardi di euro nel 2026, rispetto ai 33,4 miliardi del 2024. Guardiamo allora con chiarezza ciò che sta accadendo. Non si tratta di negare le esigenze della sicurezza nazionale, ma di scegliere le priorità. Perché troviamo risorse per la difesa, mentre per istruzione, ricerca e diritto allo studio si continua a parlare di sacrifici? Nel Mezzogiorno troppi giovani, dopo anni di studio e sacrifici delle famiglie, devono partire per trovare un lavoro dignitoso. Ma il disagio non riguarda soltanto i nostri ragazzi: attraversa tutta l'Italia. Commuove vedere figli marciare accanto ai propri padri in cortei pacifici, uniti dallo stesso obiettivo: avere un futuro. Agricoltori e autotrasportatori continuano a mobilitarsi per difendere le proprie attività. Gli olivicoltori denunciano prezzi dell'olio scesi fino a 4 euro al chilo e chiedono lo stato di crisi, maggiori controlli sulle importazioni e sostegni contro il caro carburanti. Gli autotrasportatori chiedono interventi sul gasolio, sui pedaggi e sui crediti d'imposta. Sono proteste che meritano rispetto e ascolto. Intanto, sui media si discute di minorenni coinvolti in episodi di violenza e disordini. Ogni forma di violenza va condannata, senza ambiguità. Ma possiamo limitarci alla repressione senza chiederci cosa abbiamo fatto per prevenire il disagio giovanile? Oltre 5 milioni di persone vivono in povertà assoluta, tra cui più di un milione di minorenni. E mentre il sistema bancario italiano ha registrato circa 135 miliardi di euro di utili netti tra il 2023 e il 2025, quello che non è cresciuto è il salario, sono i servizi pubblici. La prossima legge di bilancio deve partire da queste esigenze: più investimenti in scuola, università, ricerca, trasporti, sanità pubblica e lavoro, con particolare attenzione ai giovani e al Mezzogiorno. Un Paese che non investe nelle nuove generazioni e non ascolta chi lavora rischia di compromettere il proprio futuro. Martin Luther King, diceva «Una rivolta è, in fondo, il linguaggio di chi non viene ascoltato». Questo non significa giustificare la violenza, si deve distinguere le fronde violente da condannare, da chi manifesta con rispetto il proprio disagio, chiedendo solo dignità, diritti, futuro e pace. Il Governo deve dare a loro delle risposte, magari con una legge di bilancio che finalmente tutela i cittadini.

